sabato 4 ottobre 2014

L'agonia del mattatoio comunale di Fiumarella



E’ giustificabile l’abbandono di un fabbricato di recente costruzione quand’anche destinato alla dismissione? Stiamo parlando del mattatoio di via Sardegna, sorto per sostituire quello di via Regis. La prima volta venne messo in vendita dall’Amministrazione Italiano nell’ormai lontano 2008. L’asta andò deserta, ma l’immobile continuò ad essere inserito nel piano delle alienazioni. Da ultimo con delibera di Giunta comunale n. 115 del 30 ottobre 2012. Ad essere posti in vendita il mattatoio vero e proprio con l’area di pertinenza (valore stimato € 1.686.622,96) ed il fabbricato che avrebbe dovuto ospitare l’alloggio del custode, anch’esso con area di pertinenza (valore stimato e 241.315,69). Tali stime, rimaste invariate nell’elenco del patrimonio comunale aggiornato al 28 ottobre 2013, non sono effettivamente quelle reali, quanto piuttosto quelle determinate facendo riferimento ad una destinazione urbanistica diversa da quella attuale (servizi pubblici), quindi sul presupposto di una futura variante urbanistica al PRG da parte dell’organo consiliare.



Gli immobili sono stati nel tempo presi di mira dai vandali, come emerge ad esempio dagli infissi divelti o addirittura involati. Da parte sua il Comune ha tentato, purtroppo non sempre, di porre rimedio ai vandalismi murando persino qualche apertura, ma mai dotando l’area di videosorveglianza e  di una recinzione seria. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, come attestano chiaramente le foto che alleghiamo a queste note. E ad andare vandalizzati sono anche gli arredi scolastici – alcuni nuovi di zecca - che il Comune nel frattempo ha deciso di immagazzinare nel mattatoio, unitamente a cartelli pubblicitari di attività commerciali private verisimilmente oggetto di sequestro da parte delle forze di polizia municipale. 


Nel frattempo l’immobile continua a deperire, a sparire e a degradarsi, pregiudicando il suo valore economico-commerciale in vista dell’ennesima asta. Un bene che  comunque avrebbe potuto essere oggetto di maggiori attenzioni da parte degli amministratori dell’ultimo decennio, quanto meno destinandovi qualche ufficio o unità lavorativa, garantendo così un minimo di presidio diurno ed assicurando nel contempo maggiore dignità al complesso di fabbricati del nuovo mattatoio, che – con la crisi attuale che mette in ginocchio il mercato immobiliare – sarà destinato a restare nella disponibilità del Comune di Milazzo chissà per quanti anni ancora. Soluzione, quella appena suggerita, che l’ente è ancora in tempo a mettere in pratica, quanto meno per un senso di religioso rispetto nei confronti del bene pubblico e del denaro della collettività













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giovedì 19 giugno 2014

Chiesa del Rosario, restaurato dipinto del 1782



E’ stato restituito al culto, al termine di un complesso e delicato intervento di restauro, il dipinto del 1782 raffigurante il Beato Giovanni Liccio da Caccamo, esposto da oltre 2 secoli nella chiesa del Rosario di Milazzo. Per l’occasione è stata tenuta una conferenza dalla restauratrice dell’opera, Luisa Castrovinci, alla quale sono riconducibili nella stessa chiesa i restauri degli eleganti affreschi del Giordano e di altre opere pittoriche. Hanno preso la parola la dott.ssa Maria Pia Mistretta, storica dell’arte presso la Sovrintendenza di Messina, ed il parroco don Stefano Scalzo, che non ha mancato di ringraziare gli sponsor del restauro, i locali club Soroptimist e Lions. La manifestazione è terminata con un rinfresco nei rinnovati locali del chiostro dei Domenicani, restituiti alla pubblica fruizione dal recente intervento di ristrutturazione disposto dal Comune di Milazzo.



sabato 31 maggio 2014

Intitolata a Zirilli e Pellegrino la Biblioteca comunale



ZiPe: con quest’acronimo si presenterà d’ora in avanti la Biblioteca comunale di Milazzo “Stefano Zirilli - Peppino Pellegrino”. Lo ha anticipato ieri pomeriggio, nel corso della cerimonia d’intitolazione, il sindaco Carmelo Pino, presentando la grafica accattivante elaborata dell’arch. Nino Giardina, che ha raffigurato efficacemente l’acronimo (le sillabe iniziali dei due cognomi) accanto al profilo stilizzato di un libro aperto. Il tutto impreziosito da alcuni eleganti pannelli donati dall’editore milazzese Antonio Lombardo. «Zipe vuol conferire un tocco di modernità a questa nostra antica istituzione municipale fondata dallo Zirilli nel lontano 1869, ma proiettata ormai nell’era digitale», ha sostenuto il sindaco Pino, che non ha per nulla deluso le aspettative di chi alla cerimonia si aspettava un oratore qualificato. Interverrà il prof. Bartolo Cannistrà o il prof. Filippo Russo, il prof. Gigi Billè o qualche altro esponente del panorama culturale cittadino? Questo l’interrogativo dell’ahimè non folto pubblico presente nel piano nobile di Palazzo D’Amico, appena una trentina di persone, ivi incluso il personale della Biblioteca comunale. E invece ha preso la parola proprio il sindaco, affiancato al tavolo dei relatori dall’assessore al ramo Stefania Scolaro e dalla dirigente della Sovrintendenza di Messina, dott.ssa Carmelina Prestipino. Manifestando notevole padronanza delle nozioni biografiche e non solo, il sindaco ha illustrato efficacemente e brillantemente la figura dello Zirilli patriota, evidenziandone il ruolo di primaria importanza ricoperto nel 1860 in occasione dell’epopea garibaldina, allorquando la lunga e fraterna amicizia che lo legava al colonnello borbonico Bosco (frequentarono entrambi la Nunziatella di Napoli) fu alla base di un vano tentativo di composizione delle ostilità. Pino non ha mancato poi di ricordare la figura di Peppino Pellegrino che riaprì alla pubblica fruizione il patrimonio librario, gravemente danneggiato dai bombardamenti aerei anglo-americani, riuscendo peraltro a proiettare la nostra biblioteca a livello nazionale grazie ad importanti ed apprezzati convegni di filosofia. Si è quindi congedato ricordando la casa editrice Spes che per decenni ha consentito a Pellegrino di sfornare apprezzate opere di storia locale (tra tutte la biografia di Luigi Rizzo a cura di Ruggero D’Ondes e Milazzo nella Storia di Nino Micale), oltre a studi rosminiani ed opere filosofiche che hanno meritato persino la recensione sul Corriere della Sera: «un’eredità – ha sostenuto il sindaco – che è stata fortunatamente raccolta di recente dal concittadino Antonio Lombardo, il cui encomiabile sforzo consentirà alla città di Milazzo di potersi fregiare ancora per lungo tempo di una propria casa editrice».




Altrettanto apprezzato l’intervento dell’assessore Scolaro, che ha letto e commentato significativi stralci del discorso inaugurale di Stefano Zirilli, il quale volle una biblioteca aperta soprattutto alle classi meno abbienti (persino ai detenuti del locale carcere giudiziario e ai marinai di passaggio nel nostro porto), sostenendo la necessità di avvicinare al patrimonio librario – attraverso pubbliche letture – il maggior numero di utenti. La prof. Scolaro ha anche ricordato l’impegno politico dei due illustri concittadini: entrambi ricoprirono la carica di sindaco, mentre lo Zirilli fu anche presidente del consiglio provinciale, riuscendo a conseguire significativi risultati (tra tutti ci piace ricordare la sofferta collocazione negli anni Ottanta dell’Ottocento della vecchia stazione ferroviaria in prossimità del bacino portuale, con conseguente crescita dello sviluppo dell’economia milazzese).

Sulla figura di Peppino Pellegrino si è soffermata in particolare la dott.ssa Carmelina Prestipino, ricordando di averlo conosciuto quando da studentessa frequentava la Biblioteca regionale di Messina: «entrava trionfalmente mettendo subito in risalto la sua personalità eccentrica e bizzarra. Era conosciuto da tutto il personale e le sale di lettura diventarono ben presto il luogo privilegiato delle sue lunghe conversazioni col prof. Filippo Bartolone, ordinario di Filosofia Morale all’Università di Messina, al quale era legato da profonda e sincera amicizia».




Prima di procedere alla scopertura delle targhe offerte dallo sponsor del “Maggio dei Libri”, Lombardo Edizioni, (una delle quali indica al primo piano il “Fondo Pellegrino”), è stata presentata la piccola mostra curata dalla responsabile della Biblioteca Sara Talotta e dalla dott.ssa Maria Rita Tricamo: in tre delle cinque teche acquistate nel 1962 proprio da Peppino Pellegrino sono stati collocati i cimeli della Biblioteca (dal primo registro dei prestiti del 1876 al catalogo dei donatori, tutti recanti la calligrafia di Stefano Zirilli), alcune cinquecentine e seicentine messe in esposizione grazie al nulla osta della Sovrintendenza e qualche volume della Spes editrice. Un’iniziativa minuscola ma significativa che impreziosisce la Biblioteca, la quale recentemente, grazie all’apporto dinamico e appassionato della dott.ssa Maria Rita Tricamo, ha manifestato una risvegliata vitalità che fa onore al personale della stessa Biblioteca ed anche alla nostra Amministrazione comunale.

Hanno completato il quadro il ricordo, da parte di Pino e Scolaro, della riapertura della Biblioteca nel 1994 a cura dell’Amministrazione del prof. Filippo Russo, quando l’attuale assessore Dario Russo consentì la ripresa delle attività a seguito della lunga chiusura imposta dalla mareggiata del 1981, ed il contributo appassionato del prof. Nicola Mento, il quale ha proiettato un video amatoriale di 15 minuti circa, un sincero e genuino omaggio a Zirilli, Pellegrino ed alla città di Milazzo.

                      La dott.ssa Prestipino col sindaco e l'assessore Scolaro scopre la targa




1876: discorso inaugurale di Stefano Zirilli

1876: primo registro dei prestiti

Cinquecentine e seicentine
 





Sindaco e assessore col personale della Biblioteca e di Palazzo D'Amico

Col sindaco dell'ultima riapertura: il prof. Filippo Russo

Col prof. Gigi Billè, direttore de La Voce di Milazzo
presidente della Società Milazzese di Storia Patria

giovedì 29 maggio 2014

Milazzo turistica? Andate a piazza Marconi.



Dando uno sguardo alla Gazzetta del Sud di oggi 29 maggio 2014 pare che a piazza Marconi il problema – attualmente sotto la lente d’ingrandimento dei nostri amministratori comunali - sia la sosta selvaggia degli autobus che invaderebbero lo slargo antistante la vecchia stazione ferroviaria, in attesa d’imbarcare i turisti impegnati nelle minicrociere alle Eolie. Eppure in quella piazza, se è vero che è diventata meta abituale di turisti, il problema non sembra essere solo quello della sosta, peraltro non proprio selvaggia visto che quella porzione della piazza non è poi così trafficata dagli autoveicoli. Il problema – escludendo il vergognoso stato di degrado in cui versa il fabbricato della vecchia stazione – è piuttosto quello dell’assenza di cura del verde pubblico, giustificato dalla solita cantilena che in Comune ci sono attualmente in organico soltanto 3 giardinieri. Le aree verdi di piazza Marconi, come pure quelle del Castello o della punta estrema del nostro Promontorio – per citare due delle mete turistiche preferite dai turisti e non solo – sono a dir poco impresentabili. Le foto di piazza Marconi che allego sono abbastanza eloquenti: erbacce alte e rifiuti d’ogni genere rappresentano purtroppo il nostro biglietto da visita.


Eppure lo scorso ottobre l’Amministrazione ci aveva deliziato con due idee meritorie ed innovative: l’istituzione di un ticket per coloro che si sarebbero imbarcati alle Eolie, allo scopo di «migliorare i servizi sia per i turisti che per la nostra comunità», ed il ricorso ai forestali per la pulizia dei siti culturali e non solo.


Il ticket – spiegava il sindaco in un comunicato stampa diffuso lo scorso 19 ottobre – avrebbe consentito di «apportare migliorie soprattutto nel periodo estivo quando il flusso dei passeggeri richiede opportuni servizi legati al traffico. É notorio che tutti gli oneri, dalla disciplina della viabilità alla manutenzione e pulizia delle strade di collegamento al porto, sino ad oggi, sono stati a totale carico dei nostri concittadini. Ritengo quindi che un piccolo contributo non determinerà conseguenze negative, mentre per le casse dell’ente rappresenterà una nuova entrata extratributaria “vincolata” destinata a migliorare l’accoglienza di chi transita nel nostro porto». Idea lodevole rimasta però lettera morta. Così come il ricorso ai forestali: «Il Comune di Milazzo – si legge in un altro comunicato stampa del 4 ottobre 2013 - ha sottoscritto una convenzione con l’”Azienda regionale foreste demaniali”, per una serie di interventi da effettuare sul territorio comunale. La convenzione è stata firmata dall’assessore all’Ambiente Salvatore Gitto e dal dirigente provinciale del dipartimento aziende foreste demaniali, Giuseppe Aveni. Gli interventi che potranno essere effettuati grazie al supporto dei Forestali riguardano i siti archeologici, i parchi comunali e il verde pubblico di scuole, ospedali e musei, il demanio marittimo (fiumi e torrenti). (…) Per il Comune di Milazzo – chiosava l’assessore Gitto - sarà un vantaggio poter utilizzare questi lavoratori visto che in atto possiamo contare su appena 3 giardinieri».


Forse sarebbe più saggio ed opportuno, da parte dei nostri amministratori, diffondere comunicati stampa soltanto a cose fatte, piuttosto che illudere noi cittadini con proclami che hanno tutta l’aria di essere veri e propri specchietti per le allodole. Così come sarebbe saggio implementare davvero e con maggiore incisività queste due lodevoli iniziative, soprattutto quella del ticket-Eolie, visto che con esso potremmo finanziare la pulizia e la scerbatura di tutte le strade di accesso al porto (ivi inclusa piazza Marconi), presentando così la nostra Milazzo ai turisti in modo adeguato e dignitoso.








giovedì 22 maggio 2014

Un Castello di cui vergognarsi?



Nove università europee e quattro extra-europee, 100 partecipanti tra professori e studenti. Prevista la partecipazione di ospiti internazionali per conferenze aperte al pubblico, come lo Studio West 8, leader mondiale nel campo della progettazione del paesaggio, e l’architetto paesaggista svizzero Paolo Burgi. Questi, in sintesi, i numeri del workshop che dal 24 maggio all’8 giugno si svolgerà all’interno del Castello, un progetto – lodevolissima iniziativa! - che il dipartimento di Architettura e Territorio dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria ha deciso di portare avanti assieme alla nostra città.
«E’ un’importante occasione (...) un’enorme ricaduta in termini di immagine per la città di Milazzo», ha chiosato l’Amministrazione comunale in uno dei comunicati stampa che in queste ultime settimane hanno annunciato ''Landscape Accessibility'', questo il titolo del workshop.

Peccato che proprio il Castello, il bene culturale che dovrebbe rappresentare il fiore all’occhiello di noi Milazzesi, malgrado l’annunciato workshop (pubblicizzato sin da febbraio) e l’imminenza della stagione estiva, si presenti ancora in condizioni non certo ottimali. Erbacce in ogni dove e locali che non vedono una scopa da qualche stagione. Nelle celle del Mastio, persino scarti di lana verisimilmente depositati in occasione del presepe natalizio ed anche una bombola. Chissà cosa penseranno gli esperti di architettura ed urbanistica quando vedranno i perimetri murari degli antichi fabbricati - nonché l’assetto urbanistico di Milazzo in età medievale e moderna - completamente avvolti dalle erbacce, visto che l’area degli scavi archeologici è completamente seppellita da un anno di ricrescita della vegetazione, che ha fatto persino scomparire i viottoli contornati dalle piantine di rosmarino: immaginiamo il commento del paesaggista svizzero Paolo Burgi alla vista dell’idilliaco paesaggio entro l’antico maniero…
L’ultima opera di scerbatura risale infatti alla presentazione, nel maggio 2013, del bilancio di sostenibilità della Raffineria di Milazzo, che a proprie spese diede una bella ripulita al Castello. Ma il tempo passa e quell’opera salutare è ormai vanificata. Tanto che adesso diventa una vera e propria impresa raggiungere tra rovi ed erba alta il bastione delle Isole o il rivellino di S. Giovanni, che – così come il bastione di S. Maria – restano ancora inspiegabilmente ed irragionevolmente off limits, esclusi dal normale circuito di visita. Eppure sono state spese per il loro recupero decine di milioni di euro. Eppure consentirebbero ai visitatori di ammirare luoghi affascinanti e suggestivi, primo tra tutti la possente cortina muraria del Cinquecento, le cui caditoie e la cui cordonatura in pietra da taglio si ammirano in tutta la loro eleganza proprio sul ponte levatoio del secentesco rivellino centrale di S. Giovanni.

Giustificarsi adducendo la solita cantilena del dissesto e della mancanza di fondi vale a poco. C’era un ticket d’ingresso sino al 2008, puntualmente incassato dal Comune che ne aveva vincolato la destinazione alla spese di manutenzione del maniero. Se fosse stato reintrodotto, dalla fine della scorsa estate si sarebbe potuta racimolare una quantità di denaro sufficiente a finanziare scerbatura ed altro ancora. Senza dimenticare che la scerbatura risponde anche ad esigenze di tutela della pubblica incolumità: chi ricorda la puntura di zecca - proprio all'interno del maniero - ai danni di una coppia di sposini nel 2012 (cui seguì un intervento di disinfestazione che costò alle casse comunali circa € 1.700) o quella di cui rimase vittima un giovane proprio nel maggio dello scorso anno? 

Perchè tanta facilità ed immediatezza ad incassare un ticket in occasione del presepe vivente (di cui solo un terzo incassato dal Comune) e tanta difficoltà e lentezza nell'incassarne un altro per la semplice visita con incasso da devolvere interamente alle casse comunali?

I risultati di tali carenze sono ahinoi sotto gli occhi di tutti, purtroppo anche dei seguenti ospiti stranieri – alcuni peraltro illustri – che tra due giorni affolleranno le sale e le cinte murarie del nostro Castello.



Università Europee Partecipanti:

- Universitat Politecnica de Catalunya, Barcellona (Spagna) 
- Ecole Nationale Supérieure d'Architecture de Montpellier (Francia) 
- Università della Tessaglia, Volos (Grecia) 
- Jade Hochschule - Fachhochschule Wilhelmshaven / Oldenburg / Elsfleth (Germania) 
- Universitatea de ARHITECTURA SI Urbanistica "Ion Mincu", Bucarest (Romania) 
- Tampere Teknillinen Yliopisto (Finlandia) 
- Istanbul Teknik Universitesi Mimarlık Fakultesi Mimarlık Bölümü (Turchia) 
- Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria (Italia) 
- Università degli Studi di Firenze (Italia) 

Università Extra-Europee: 

- PennDesign University of Pennsylvania (USA) 
- Ecole Nationale d'Architecture de Rabat (Marocco) 
- Tongji University di Shanghai (Cina) 
- Università Nazionale di Cordoba (Argentina)


martedì 18 marzo 2014

No della Sovrintendenza al vincolo entoantropologico di Vaccarella



Giunge dopo ben 2 anni e 2 mesi dalla presentazione dell’istanza dello scrivente (erroneamente nella nota che si allega alla presente viene indicata come data di presentazione della richiesta il 26 agosto 2013) la risposta della Sovrintendenza di Messina in merito all’apposizione del vincolo etnoantropologico per la tutela e la salvaguardia del borgo marinaro di Vaccarella dall’avanzata indiscriminata dei porticcioli turistici e della nautica da diporto.



La Sovrintendenza, in una nota inviata allo scrivente e per conoscenza al sindaco Pino, nega decisamente l’apposizione del vincolo, pur «ritenendosi comunque favorevole alla salvaguardia ed integrità del sito». Mancherebbe, fra l’altro, «lo svolgimento di una particolare attività di pesca che possa caratterizzare il sito o identificare un’attività peculiare svolta dai pescatori»: probabilmente il vincolo avrebbe avuto più fortuna se i vaccariddòti avessero pescato il tonno bicefalo o il pescespada con due sciabole ovvero avessero vogato a bordo di un mantello in luogo della barca, imitando il Santo di Paola a loro tanto caro. 


A nulla è valso ricordare che nel borgo marinaro per antonomasia si svolgeva già in età classica la lavorazione del pescato, come attestano le vasche, le anfore da trasporto, le vertebre di tonno e gli altri reperti archeologici connessi alla pesca rinvenuti sotto i tavolini del bar Washington o appena qualche mese fa nel palazzotto Lo Miglio dirimpetto la chiesa di S. Maria Maggiore.



A nulla è valso ricordare che con l’avanzata dell’ultimo porticciolo turistico scomparirà per sempre l’ultima “posta di lacciara”, quella ubicata dirimpetto l’Asilo Infantile Calcagno, col risultato paradossale che nel millenario rione dei pescatori d’ora in avanti non sarà possibile pescare un solo pesce. 


A nulla è valso ricordare la meritoria iniziativa dell’Amministrazione comunale che proprio dirimpetto all’istituendo porticciolo turistico intende adibire il neogotico Asilo Calcagno a museo del mare e delle tradizioni marinare, collocando l’opera – il cui progetto esecutivo risulta già munito di tutti i pareri (ivi incluso quello della stessa Sovrintendenza) – al sesto posto dell’ordine di priorità generale del Programma Triennale della OO.PP.

Salvatore Della Candelora smaglia una colorita dalla lacciara da posta fissa dirimpetto l'Asilo Calcagno (22.09.2011): una scena che rischiamo di non vedere più a Vaccarella, borgo marinaro in cui paradossalmente non si potrà pescare più nemmeno un pesce.

Salvatore Della Candelora smaglia una colorita dalla lacciara da posta fissa dirimpetto l'Asilo Calcagno (22.09.2011): una scena che rischiamo di non vedere più a Vaccarella, borgo marinaro in cui paradossalmente non si potrà pescare più nemmeno un pesce.
 

A nulla è valso ricordare che nel lungomare di Vaccarella, dove per secoli venne calata l’omonima tonnara, precisamente nel breve tratto di spiaggia rimasto a disposizione dei pescatori dopo l’istituzione dei pontili galleggianti, è possibile assistere, giorno dopo giorno, a gesti antichi ed affascinanti (pescatori intenti a preparare “conzi”, a cucire “battùgghi”, a «‘mbasàre lacciàre», etc.) intimamente legati alla storia ed all’identità del luogo, gesti cui non mancano di soffermarsi cittadini e turisti intenti a passeggiare nel borgo marinaro.



A nulla è valso ricordare che per la salvaguardia dell’identità del borgo marinaro sono stati adottati alcuni deliberati dal consiglio comunale, ivi incluso il Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo (PUDM) che ribadisce, dirimpetto l’Asilo Calcagno, l’antica vocazione di rione di pescatori, piuttosto che di moderno quartiere della nautica da diporto



A nulla è valso ricordare che il borgo di Vaccarella è costituito non solo da barche, da reti e da pescatori, ma anche da un insieme affascinante di tradizioni e beni immateriali che per la loro storia e valore intrinseco non possono non meritare il vincolo etnoantropologico.



A nulla è valso ricordare le significative parole dell’on. Luciano Ordile, da sempre impegnato per la salvaguardia dei beni etnoantropologici: «La Sicilia è stata una grande antesignana nel riconoscimento e nella tutela dei beni immateriali: ne è una dimostrazione la legge 116 del 1977. E nel resto d’Italia non esisteva nessuna altra legge che si occupasse in questo modo dei beni qui trattati. Una delle prime tradizioni vincolate come bene etnoantropologico dalla regione Sicilia è stata la Vara di Messina; l’insieme di elementi (materiali e non) che la compongono costituiscono un perfetto esempio di bene immateriale. Cosa c’è di più tradizionale per i messinesi della processione della Vara? Una simile manifestazione di cultura popolare potrebbe andare persa, un giorno, ma non se è stata vincolata dalla regione come bene etnoantropologico. È la riscossa del popolo, di tutti quei costumi e usi che un tempo ci avrebbero fatto vergognare, e che ora vivono la loro rivincita nell’affermare la nostra identità di siciliani».

A questo punto sarebbe opportuna una decisa presa di posizione delle forze politiche. A tal proposito,a parere dello scrivente, sarebbe necessario adeguare - qualora non lo fosse già - il Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo, prevedendo il trasferimento della concessione rilasciata a Kabiria nel tratto compreso tra il Molo Marullo e piazza della Repubblica. Capisco che non è la soluzione ottimale, ma - prendendo atto delle scelte scellerate di chi ci ha preceduto - non vedo vie d'uscita per salvare le tradizioni ed il folklore di Vaccarella, tutelando nel contempo i diritti acquisiti del privato (Kabiria) che - non dimentichiamolo - risulta legittimamente titolare di concessione.




mercoledì 26 febbraio 2014

Milazzo turistica: e se ci gemellassimo con Sète?

Milazzo turistica: e se ci gemellassimo con la cittadina francese che nell'800 inondavamo coi nostri vini?


Negli anni Settanta ed Ottanta dell’Ottocento Milazzo, città dall’economia quasi esclusivamente vitivinicola, si popolava nel periodo delle vendemmie di commercianti francesi che acquistavano i rinomati vini da taglio della Piana per rinforzare e rinsanguare le deboli e scolorite, ma comunque rinomate, produzioni d’Oltralpe. «Mercredì passé – scriveva un nostro concittadino il 29 agosto 1885 alla ditta Bencker & Compagnie di Sète (cittadina del sud della Francia non molto distante da Marsiglia) – est arrivé monsieur Jules Guerre, le commis de confiance de monsieur P. E. Thomas de Mèze, qui toutes les anneés est un de nos plus puissants acheteurs» (Mercoledì scorso è arrivato il signor Jules Guerre, fiduciario di Paul Emile Thomas, che da anni è uno dei nostri maggiori acquirenti). Proprio il 1885 fu l’anno in cui i Francesi acquistarono i nostri vini a prezzi da capogiro, anche a 50 lire l’ettolitro, complice la scarsa produzione causata dai forti calori africani che nei mesi estivi avevano drasticamente ridotto il raccolto delle uve. Meta privilegiata dei nostri vini era il porto di Sète: era lì che finivano i velieri ed i piroscafi colmi di migliaia di ettolitri di vini della Piana caricati nel Molo Marullo. Col commercio del vino Sète e Milazzo si erano dunque legate in un ideale gemellaggio, una lunga e duratura partnership commerciale troncata bruscamente in occasione della guerra doganale italo-francese, divampata di lì a poco a causa delle nostre alleanze militari sgradite alle istituzioni d’Oltralpe.

Un legame, quello tra la nostra Milazzo e Sète - quest’ultima diede i natali a Paul Valéry e conta oggi oltre 40.000 abitanti - che a distanza di 130 anni sarebbe opportuno rinsaldare e rinvigorire in funzione ovviamente non più vinicola, ma turistica. Basta dare uno sguardo al sito dell’ufficio turistico della cittadina francese per rendersene conto. Un sito (www.ot-sete.fr) in cui noi Milazzesi avremmo tanto da imparare per implementare una seria politica di rilancio turistico del nostro territorio. Scritto in ben 9 lingue, pubblicizza persino l’antico camposanto, «una terrazza sul Mediterraneo, uno dei più bei cimiteri francesi con le sue piccole cappelle, le sue statue e i suoi mausolei». Il “Cimitero Marino”, così chiamato in riferimento a un celebre poema di Paul Valéry, ricorda tanto la nostra panoramicissima ultima dimora che ai Cappuccini sovrasta la Croce di Mare, richiamando insistentemente la vocazione marinara della cittadina d’Oltralpe, valorizzata da uno splendido festival (Escale à Sète) che farebbe un figurone nel nostro porto ed in Marina Garibaldi. Un festival programmato ogni anno con largo anticipo. L’edizione 2014, già pubblicizzata lo scorso gennaio, è programmata per le prossime vacanze pasquali (18-21 aprile). Una spettacolare rassegna annuale di circa 100 tra grandi e piccoli velieri ed imbarcazioni tradizionali provenienti da ogni parte del mondo. Velieri, alcuni davvero maestosi, che è possibile visitare gratuitamente. Come gratuite sono tutte le attività ricreative per bambini ed adolescenti: un «parco d’attrazione autenticamente marittimo» in cui è possibile giocare in acqua con modellini d’imbarcazioni, inerpicarsi tra alberi e sartie dei velieri, imparare a fare i nodi marinari. Non manca poi la tutela ambientale del mare con una madrina d’eccezione: la portavoce della Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’Unesco che tenterà di sensibilizzare i giovani ad amare e rispettare il mare. Completano il quadro sport acquatici, mostre e conferenze di tema marinaro, una rassegna di 30 gruppi musicali provenienti da ogni parte del mondo per eseguire canti e melodie legate al mare ed infine una sezione del festival interamente dedicata alla gastronomia a base di pesce.

Sarebbe davvero bello se, gemellandoci con questa nostra antica partener vinicola, riuscissimo ad appropriarci di queste affascinanti iniziative marinare, offrendo nel contempo il nostro Castello e le nostre bellezze naturalistiche affacciate sullo splendido scenario delle Eolie. Come se non bastasse organizzano ogni anno anche la festa dei pescatori, valorizzando la loro Vaccarella. Una sorta di partnership rovesciata. Nell’Ottocento erano loro ad importare i nostri vini. Adesso saremmo noi ad importare le loro idee. 

Di seguito i link del festival di Sète: