domenica 16 febbraio 2014

Le nostre industrie, i metalli pesanti e le urine dei nostri adolescenti



«Inquinamento e valori, Gitto replica al consigliere Marano», questo il titolo di un trafiletto apparso oggi sulla Gazzetta del Sud, in cui l’assessore comunale all’ambiente richiama il consigliere, reo di aver «scoperto l’acqua calda», avendo diramato dati – sulle emissioni della Raffineria - pubblicati online già da un mese sul sito internet del Comune di Milazzo. Il riferimento – stando a quanto riferisce la Gazzetta – è al rapporto “Mal’aria industriale” di Legambiente. «La fonte di questi dati – precisa Gitto – è il Registro europeo. Le soglie di rilevanza sono dei valori sicuramente da attenzionare, ma i valori limite sono altri e stabiliti dall’Aia».

Ma, a mio parere, è proprio il riferimento all’AIA della Raffineria (Autorizzazione Integrata Ambientale, il provvedimento con cui vengono disciplinate e monitorate le emissioni inquinanti nell'ambiente) che dovrebbe far riflettere maggiormente e invitare ad una disamina più pacata e ponderata, tanto più che la stessa AIA è stata messa in relazione – a torto o a ragione - al suddetto rapporto di Legambiente. Mi spiego.

 La Raffineria di Milazzo negli anni Sessanta

Prendiamo in primo luogo in considerazione il recente biomonitoraggio condotto dal Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Messina in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Condotto dal prof. Francesco Squadrito, tale biomonitoraggio ha accertato che un campione di circa 200 adolescenti delle scuole medie di Milazzo, S. Lucia del Mela, S. Filippo del Mela e di altri quattro comuni ricadenti nel comprensorio industriale denominato “Valle del Mela”, opportunamente esaminati (emocromo, urine ed ecografie), è risultato essere vittima dell’inquinamento: le loro urine hanno messo in luce la presenza di metalli pesanti nel loro organismo (in particolar modo nichel, cadmio e cromo).
Il rapporto del prof. Squadrito, alquanto allarmante, è stato presentato nel luglio 2013, riscontrando che in ben 31 casi su 200 si sono presentate alterazioni morfologiche nell'apparato riproduttore degli adolescenti, tutti di età compresa tra i 12 ed i 14 anni. Il biomonitoraggio è stato inoltre oggetto di un’interrogazione parlamentare presso il Senato della Repubblica (atto di sindacato ispettivo n° 3-00455 pubblicato il 5 novembre 2013, nella seduta n. 134, ad opera dei senatori Catalfo, Nugnes, Pepe e Martelli) e soprattutto attenzionato, nello stesso mese di novembre, dalla Procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto che ha aperto di conseguenza un’indagine.

Ed andiamo adesso al rapporto di Legambiente, quello per il quale Marano avrebbe scoperto l’acqua calda. Come attesta Mal’Aria Industriale (novembre 2012), il nichel viene rilasciato nell’ambiente in modo massiccio dalla Raffineria di Milazzo, mentre il cromo dalla Centrale Termoelettrica di S. Filippo del Mela. Le due aziende – indubbiamente le più importanti tra quelle ricadenti nel comprensorio industriale denominato “Valle del Mela” - in questo tipo di “produzione” si collocano inoltre ai vertici degli stabilimenti italiani che rilasciano nell’ambiente tali tipologie di sostanze, rispettivamente in seconda ed in sesta posizione nella classifica delle emissioni nell’atmosfera di nichel e cromo.

E torniamo all’AIA, chiudendo dunque il nostro ragionamento. Ebbene è stata rilasciata alla Raffineria di Milazzo nel recente 2011 (in occasione della realizzazione della nuova unità idrogeno HMU3). Esaminando in particolare il relativo parere rilasciato in data 25 febbraio 2011 in sede di istruttoria dalla Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale si evince che alla predetta data del febbraio 2011 “sul territorio regionale non si rilevano in via continuativa metalli pesanti (…)» e che «la rete regionale di monitoraggio della qualità dell’aria è in fase di revisione ed adeguamento ai criteri stabiliti dagli standard europei», oltre alla circostanza che «le stazioni di monitoraggio per metalli saranno inserite nel contesto della rete regionale di monitoraggio nel nuovo assetto futuro”.

«I valori limite sono altri e stabiliti dall’Aia», ci ricorda l’assessore Gitto. Ma è proprio la stessa AIA che prende atto dell’inadempienza della Regione Siciliana in materia di monitoraggi continuativi sui metalli pesanti. Monitoraggi che – qualora venissero realizzati – comporterebbero verisimilmente un riesame immediato dell’AIA rilasciata alla nostra Raffineria. Quel riesame che, per un cavillo burocratico, non viene paradossalmente consentito al vicino Comune di S. Lucia del Mela, il cui territorio ricade nell’area ad alto rischio ambientale ed i cui adolescenti presentano – in valori maggiori rispetto a quelli registrati negli altri Comuni, stando al rapporto del prof. Squadrito - tracce di metalli pesanti nelle urine.

A tal proposito molto interessante è quello che sta avvenendo proprio in questi giorni in un’altra regione a statuto speciale, il Friuli Venezia Giulia, dove l’Arpa ha appena ricevuto dall’assessorato regionale competente l'incarico di portare avanti, in collaborazione con l'Università di Trieste, «uno studio approfondito sulla qualità dell'aria del monfalconese che preveda, oltre all'utilizzo di apparecchiature automatiche per la rilevazione su basi chimico-fisiche, anche l'uso dei licheni epifiti come bioindicatori, al fine di certificare il livello delle emissioni nell'aria con particolare riguardo per i metalli pesanti». Con l’iniziativa in questione, promossa dall’assessore regionale all'Ambiente ed Energia, Sara Vito, in risposta ad un’interpellanza sulle emissioni della Centrale Termoelettrica di Monfalcone, «solo ora l’attenzione relativa ai livelli di inquinamento nel monfalconese ha acquisito centralità nell’azione amministrativa della Regione, in quanto né il biomonitoraggio con i licheni, né tanto meno l'indagine epidemiologica [erano] mai stati avviati con l'obiettivo di avere, aggiornati, tutti gli elementi scientifici che potrebbero motivare anche un eventuale riesame dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) rilasciata alla Centrale di Monfalcone (…). Inoltre, le rilevazioni sinora eseguite nel monfalconese si riferivano a parametri come l’anidride solforosa, gli ossidi di azoto, il monossido di carbonio, le polveri, ma erano carenti di informazioni su alcuni inquinanti, come appunto i metalli pesanti».




giovedì 13 febbraio 2014

Vaccarella, rinasce l'Asilo Calcagno. Diventerà lo Spasimo dei Milazzesi.


Meritoria iniziativa dell’Amministrazione comunale che ha deciso di restituire alla pubblica fruizione - sia pure parzialmente - il diruto Asilo Infantile Calcagno, ravvivando di conseguenza uno degli angoli più pittoreschi della città: Vaccarella, il quartiere dei pescatori. L’edificio neogotico, inaugurato nel 1903, come è noto è stato oggetto di un intervento progettuale che – a ragione – lo vorrebbe destinare a «Museo delle tradizioni marinare». Il progetto esecutivo, redatto dall’arch. Nino Giardina, è già munito di tutti i pareri previsti dalla normativa vigente, oltre ad essere collocato in ottima posizione (la sesta) nell’ordine di priorità generale del programma triennale delle opere pubbliche. Mancano soltanto i fondi (2 milioni di euro) per rendere l’idea immediatamente appaltabile, fondi che purtroppo non sono ancora pervenuti al nostro Comune, malgrado l’avanzamento di apposita richiesta di finanziamento nell’ambito del PISU “Horus Milae”.


                                                                                                                  
Adesso, per iniziativa dell’assessore al Turismo ed ai BB. CC. Dario Russo, un timido ma efficace passo in avanti per far tornare a vivere l’edificio che da decenni rappresenta uno dei simboli del degrado milazzese. Non una ristrutturazione, vista la penuria di fondi delle casse comunali, ma una semplice messa in sicurezza per inserire lo storico edificio nell’ambito di un «percorso culturale che dal Lungomare Garibaldi, attraverso la via Mezzaluna, raggiunga il Chiostro del Rosario ed il Castello». Una messa in sicurezza che «si ponga come intervento propedeutico al futuro restauro e sia finalizzata ad una piena visibilità di tale importante edificio». Una scommessa per la quale è stato affidato lo scorso 4 febbraio incarico di «progettazione stralcio» ai tecnici comunali Giardina e Dragà, i quali dovranno consegnare gli elaborati entro un mese. Un’idea che comporterà un modesto impegno di spesa e che libererà la struttura da solai collassati e pericolanti, trasformandola – secondo le intenzioni e le indicazioni dell’assessore Russo – in uno Spasimo tutto milazzese, in cui ospitare a cielo aperto manifestazioni culturali. Per i pescatori di Vaccarella, l’occasione giusta per riappropriarsi di un bene sottratto alla loro disponibilità, visto che i gradini della facciata neogotica – “espropriati” in occasione della collocazione delle transenne - hanno ospitato per decenni le loro affascinanti conversazioni marinare e le laboriose attività di cucitura delle reti da pesca (negli anni Sessanta e Settanta l’asilo è stato addirittura impiegato per depositare le reti di tanti pescatori vaccariddòti). Con la speranza che l’ambiente entoantropopogico fatto di pescatori, reti, barche e rivendita del pescato, ambiente che ancor oggi è possibile assaporare in prossimità dell’Asilo Calcagno, non venga compromesso irrimediabilmente dalla nascita del terzo porticciolo turistico, quello della Kabiria, che – se dovesse diventare realtà – sopprimerebbe inevitabilmente l’ultima “posta di lacciara” sopravvissuta a Vaccarella, ossia l’ultimo specchio d’acqua – quello posto proprio di fronte all’asilo Calcagno - in cui ancor oggi è possibile pescare colorite e cavagnole. Bene ha fatto dunque l’Amministrazione a sostenere l’idea del vincolo etnoantropologico per salvare le tradizioni ed il folklore di Vaccarella. Sempreché la Sovrintendenza non faccia orecchie da mercante.

(fonte: determinazione dirigenziale (IV settore), n. 53 del 4 febbraio 2013, attualmente pubblicata all'albo pretorio online del Comune di Milazzo).

Lo Spasimo a Palermo

Interni Asilo Calcagno

sabato 21 dicembre 2013

Avviato il recupero del palischermo di piazza S. Papino



Prosegue l’intervento di ordinaria manutenzione al palischermo S. Tommaso di piazza S. Papino, preziosa testimonianza della millenaria tradizione tonnaròta della nostra Milazzo. Dopo la ricucitura della protezione metallica, che sino alla scorsa settimana presentava ampi squarci tali da consentire l’accesso indisturbato di personale non autorizzato (si è purtroppo registrata qualche azione vandalica), sabato 20 dicembre, per iniziativa dello scrivente e di Vittorio Cernuto dell’associazione Tono Solemare, in collaborazione con l’assessorato comunale al Turismo, è stato avviato un primo massiccio intervento di pulizia, procedendo alla rimozione di erbacce e rifiuti d’ogni genere che avvolgevano madieri e staminali, nascondendo un’ampia sezione dello scafo. Ma soprattutto è stata avviata la rimozione del terriccio proveniente dalla vicina aiuola e trasportato dall’acqua piovana sin sotto lo scafo, terriccio che inumidisce le porzioni di scafo a contatto con la pavimentazione (perlopiù due tre fili di tavole del fasciame) accelerando la decomposizione della porzione inferiore dell’antica imbarcazione impiegata sino ai primi anni Sessanta alla Tonnara del Tono.

L’intervento di pulizia proseguirà nelle prossime settimane, culminando  con l’apposizione di un’efficace cartellonistica turistica bilingue e con la collocazione lungo lo scafo - previo nulla-osta della Sovrintendenza di Messina - di alcuni piccoli pannelli in acciaio inox (preparati da Vittorio Cernuto) che indicheranno a scolaresche e turisti i singoli componenti dell’imbarcazione.

Contestualmente si sta provvedendo a coinvolgere enti pubblici e sponsor privati al fine di mettere in sicurezza lo scafo, rialzando la fiancata collassata e scongiurando in futuro ulteriori cedimenti. A tal proposito un noto cantiere navale del comprensorio sta redigendo un preventivo di spesa. L’auspicio è che si possa in tempi brevi restituire al palischermo – il quale, non dimentichiamolo, è un bene sottoposto a vincolo etnoantropologico - la dignità ed il decoro che merita, facendolo entrare a pieno titolo nel circuito di visita dei beni culturali cittadini.




 Di seguito le foto prima e dopo l'intervento di pulizia






 prima 
dopo





  prima 
dopo
 






venerdì 13 dicembre 2013

Recuperare il barcone di S. Papino non è utopia


Il San Tommaso, il palascàrmo di piazza S. Papino, ci piace immaginarlo in piena efficienza, in occasione del calato della Tonnara del Tono, ossia quando ci si apprestava ad immergere nel mare di Ponente il complesso ed intricato sistema di reti che avrebbe dovuto catturare i tonni. Oggi viene additato dalla stragrande maggioranza come un bene inutile, qualcosa di irrimediabilmente perduto, un ammasso di legna da ardere frutto dell’inerzia di amministrazioni incapaci di valorizzarlo adeguatamente. Un modo di pesare alquanto banale e superficiale, assurdo, dal quale occorre prendere le distanze.

Il S. Tommaso è già in quanto tale un’attrattiva di tutto rispetto, altro che legna da ardere! E’ e dovrà rimanere una reliquia, una preziosa testimonianza dell’opera dei nostri valenti maestri d’ascia, Giovanni Vitale che lo costruì alle soglie del Novecento e Francesco Salmeri che lo ristrutturò nel 1937. E’ e dovrà rimanere un suggestivo reperto dell’affascinante e cruento rito della mattanza, visto che dal suo “stiràtu”, dal corridoio posto lungo una delle sue due fiancate, le nerborute braccia dei tonnaròti issavano all’unisono le fitte maglie della “camera della morte” piena zeppa di tonni imbizzarriti come cavalli.

Il S. Tommaso con la fiancata già collassata 
prima della collocazione della copertura metallica

Il S. Tommaso non tornerà mai più in mare. Dai sostenitori della sua distruzione si dimentica che il bene sul quale si sta disquisendo è un’imbarcazione dismessa, un natante-reliquia che non dovrà mai più tornare a navigare. Da qui l’esigenza di mantenerlo in vita in modo semplicemente dignitoso, prescindendo da un inutile e dispendioso restauro che non servirebbe a nulla, se non a dilapidare fondi pubblici peraltro di difficile reperimento in un momento di crisi qual è quello attuale.

Il S. Tommaso non è così devastato come si vorrebbe far credere. Malgrado i limiti e la penuria di attenzioni delle ultime amministrazioni comunali, l’imbarcazione si trova comunque in condizioni di gran lunga migliori rispetto a quelle dei palischermi delle altre tonnare messinesi, peraltro anch’essi sottoposti – così come il S. Tommaso - al vincolo di tutela da parte della Sovrintendenza di Messina. Avete visto in che condizioni giace il S. Rita, l’unica imbarcazione sopravvissuta della Tonnara di S. Giorgio a Gioiosa Marea? O quelle in cui giacciono i due palischermi non restaurati della Tonnara di Oliveri? Al loro confronto il palascàrmo di Milazzo sembra un natante appena costruito! Tutto merito della copertura che l’Amministrazione comunale pro-tempore fece realizzare intorno al 2004, copertura che ha rallentato notevolmente la decomposizione delle strutture lignee.

Al S. Tommaso occorrono semplicemente più attenzioni di quelle che sino ad oggi non gli sono state dedicate. Dalla pulizia periodica che è sempre mancata, col risultato di osservare gli antichi madieri e staminali avvolti da erbacce e rifiuti d’ogni genere. Dall’illuminazione inesistente, che di notte renderebbe ben visibili le sue suggestioni. Dall’assenza di cartellonistica turistica bilingue, che lo rende anonimo agli occhi dei visitatori, soprattutto in estate quando la vicina spiaggia si popola di turisti. E’ per questo che prossimamente lo scrivente avvierà, in collaborazione con l’assessorato al Turismo e con l’amico Vittorio Cernuto dell’associazione Tono Solemare, un modesto ma significativo intervento di pulizia volto a restituire dignità a questa significativa testimonianza del nostro passato marinaro.

Al S. Tommaso occorrerebbe un intervento di semplice messa in sicurezza. Non un restauro, ma semplice messa in sicurezza. Basterebbe sollevare la fiancata laterale dello scafo collassata già prima che fosse collocata la recinzione metallica. Basterebbe adagiare, previo sollevamento con una serie di paranchi a mano disposti in batteria o con qualche muletto, la fiancata collassata su sostegni in carpenteria metallica (analoghi a quelli in cemento esistenti sotto l’altra fiancata), in modo tale da restituire allo scafo la forma originaria. Ricostruendo inoltre i bagli di prua ed il superiore ponte di prua ed aggiungendo i banchi mancanti e lo “stirato”, i quali potrebbero essere, piuttosto che ricostruiti, appena accennati anche con semplici tavole di compensato marino allo scopo di restituire i volumi originari delle singole sezioni dello scafo. Infine, sostituendo la copertura metallica ormai scotta ed arrugginita, dotandola – ma solo nella porzione poppiera dell’imbarcazione - di pannelli vitrei che salvaguardino meglio dell’attuale rete metallica il S. Tommaso dalle intemperie e dalla furia di Ponente.

Alla luce delle recentissime offerte di collaborazione manifestate all’assessorato comunale al turismo tanto dall’Istituto Nautico di Messina, quanto dalla sez. etnoantropologica della Sovrintendenza, la rinascita del S. Tommaso potrebbe concretizzarsi in tempi ragionevoli. Speriamo bene.

domenica 1 dicembre 2013

Il nuovo museo di Milazzo: riflessioni e ringraziamenti



Sono bastati appena 3 mesi per trasformare un triste monumento al degrado in un vivace spazio espositivo. Appena 1.200 euro e tanto olio di gomito: questa la ricetta per soddisfare il mio ostinato desiderio di uno spazio museale etnoantropologico che sino ad oggi mancava a Milazzo. Sarà inaugurato il prossimo 8 dicembre.



In verità in città gli spazi museali che mancano all’appello sono ancora tanti. Se si eccettuano l’Antiquarium archeologico – unico spazio che ha tutte le carte in regola per definirsi “museale” - e le timide esposizioni permanenti allestite, rispettivamente, dall’associazione Tono Solemare in piazza Caio Duilio (Museo del Mare e delle Tonnare), dalla Casa Vinicola Grasso in c.da Albero (Museo Enologico) e dalla Società Milazzese di Storia Patria nella Sacrestia del Duomo antico (esposizione reperti rinvenuti entro il Castello), si può ben dire che Milazzo, in materia di musei, è ancora all’anno zero.



La sala degli utensili del cantiere Providenti e l'ingresso del Carcere Femminile sino a tre mesi fa (foto tratta dal blog del dott. Benedetto Roselli)






Ad offrire lo spunto è stata una favorevole coincidenza. Da un lato la disponibilità offerta (dopo anni di ostinati tentativi da parte dello scrivente e dell’amico Girolamo Fuduli) dagli eredi dei F.lli Providenti, ultima generazione di una gloriosa stirpe di costruttori di barche milazzesi, a mettere a disposizione in comodato la ricca collezione di utensili, fotografie e documenti sulla cantieristica locale risalenti perlopiù al periodo compreso tra gli anni Venti e Quaranta del Novecento. Dall’altro la contestuale iniziativa dell’assessore alla Cultura prof. Dario Russo, che, nell’intento di restituire alla pubblica fruizione l’ex Carcere Femminile, mi ha contattato per sapere se fossi stato disponibile a dare una mano in quest’opera di salvataggio di un bene di proprietà comunale, che dal 2009 era diventato un vergognoso simbolo del degrado. Nelle intenzioni dell’assessore anche l’istituzione di un punto informativo su ville e masserie del Capo e della Piana e chiese cittadine.



La mia risposta non poteva che essere affermativa, visto che tra l’altro da anni facevo la corte all’Amministrazione comunale nella speranza di ottenere un locale nella Piana in cui esporre i reperti della nostra civiltà contadina. Mi attraeva poi, oltre all’esigenza di salvaguardare centinaia di migliaia di euro gettati alle ortiche (tale il valore del Carcere Femminile), l’idea caldeggiata dal prof. Russo di destinare una saletta dello stesso Carcere Femminile alle riunioni di tutte le associazioni culturali cittadine, un’idea geniale in una Milazzo in cui da sempre sono mancati spazi aggregativi.



E’ così che è nato lo spazio espositivo “Memorie di Terra e di Mare”, un itinerario perlopiù entoantropologico – occupa il 60% dei rinati locali di proprietà comunale - in cui il nobile mestiere dei maestri d’ascia si affianca e s’interseca all’affascinante mondo delle tonnare cittadine (e non solo) ed alle testimonianze entoantropologiche della civiltà contadina della Piana. Il tutto arricchito da una decina di filmati, montati con pazienza dallo scrivente, che scorrono in loop continuo in due modernissime TV a schermo piatto donate dal dott. Mimmo Sapienza, presidente dell’Associazione Tono Solemare, e dall’on. Tommaso Currò, ai quali non finirò mai di indirizzare affettuosi ringraziamenti per aver risposto generosamente e senza indugio alla mia richiesta (alquanto sfacciata in verità) di contributi economici.



Uno spazio espositivo etnoantropologico che potrebbe assumere finalmente le fattezze di quella chimera denominata “Museo del Mare e delle Tonnare”, tanto declamata dalle Amministrazioni comunali che si sono succedute dagli anni Ottanta, ma mai messa in atto. Se, infatti, come spero e mi auguro, l’associazione Tono Solemare accetterà l’invito dell’assessore Russo (lui sì che riesce a vedere molto lontano) a trasferire la propria esposizione da piazza Caio Duilio al Carcere Femminile, Milazzo avrà finalmente un museo marinaro di tutto rispetto. Museo che un domani non potrà che avere come sede ideale le sale dell’Asilo Calcagno a Vaccarella.



Dal 2 settembre (giorno in cui l’assessore Dario Russo – ben consapevole della mia impaziente voglia di fare e della mia sete esagerata di spazi espositivi - mi ha consegnato personalmente fin sotto casa le chiavi del Carcere Femminile) ad oggi sono trascorsi 3 mesi di duro e intenso lavoro. Improvvisatomi operaio, giorno dopo giorno (sabati e domeniche compresi) ho fatto di tutto, spesso in assoluta solitudine: dalla pulizia delle vetrine, praticamente distrutte dalle muffe, al trasporto con tanto di camion ed alla pulizia dei singoli reperti, dall’allestimento di pannelli e vetrine alla noiosissima preparazione dell’apparato didascalico ed al – non meno fastidioso – montaggio dei filmati, ivi compresi quelli incentrati – per mantener fede agli impegni assunti con l’assessore – sull’itinerario lungo le ville e le masserie della Piana e sull’itinerario naturalistico lungo i sentieri della Baronia (in visione nella saletta allestita dall’associazione “Il Promontorio”). Risultato, l’allestimento di oltre il 60% degli spazi espositivi. Unici aiuti preziosi quelli di Girolamo Fuduli, con cui ho praticamente condiviso gran parte del percorso, di Enzo Giuffrè, che fedelmente mi ha affiancato anche in quest’ultima fatica, di Ciccio Currò (senza le sue mani d’oro non avrei saputo come fare a districarmi tra impianti elettrici, piantumazione di esterni, cancellate, etc.) e di Vittorio Cernuto, dell’Associazione Tono Solemare, sodalizio che per il Carcere Femminile, pur non avendo alcun beneficio, ha fatto molto di più di qualche altra associazione beneficiaria del protocollo d’intesa siglato col Comune per la concessione in comodato dei locali. A Vittorio debbo, tra l’altro, la creazione degli eleganti pannelli che espongono con perizia certosina gli antichi utensili dei Providenti ed alcuni pratici supporti in ferro battuto.



Un ringraziamento affettuoso desidero inoltre esprimere al giudice Franco Providenti, per aver messo a disposizione di noi milazzesi i meravigliosi utensili del cantiere nautico del nonno e degli zii, alla dott.ssa Elvira D’Amico, per la preziosissima collaborazione non solo culturale, all’anziano maestro d’ascia Gianni Chillemi, per avermi trasmesso il fascino della sua nobile arte aiutandomi nella catalogazione dei singoli reperti, a Renzo Neri ed Erminio Caragliano, per avermi “regalato” quattro bellissimi modellini d’imbarcazioni, alla prof. Gabriella Mondardini dell’Università di Sassari, per le preziose nozioni in materia di garbi, all’amico Vittorio Lopes, per aver messo a mia disposizione reperti della Tonnara del Tono che senza il suo apporto sarebbero andati irrimediabilmente perduti, al prof. Giuseppe Alibrandi, che da S. Giorgio di Gioiosa Marea ha fornito preziose informazioni ai fini della catalogazione del barcareccio di quella tonnara, alla dott.ssa Elvira Resta, per aver esaudito il mio desiderio di eleganti pannelli – addirittura bilingue – sulle antiche pavimentazioni delle dimore non solo gentilizie,  a Francesco Romagnolo, per aver accolto il mio invito a illuminare la saletta dedicata al Capo con le sue meravigliose riprese aeree, ed ancora ai dottori Girolamo Bambara, Pinuccio Bucca, Mimmo Le Donne ed alle dott.sse Mafalda Cambria ed Elvira Resta per i reperti contadini, all’editore Antonio Lombardo per la sponsorizzazione delle gigantografie fotografiche, al giudice Rocco Sisci per l’imponente apparato fotografico sulle barche di tonnara del Messinese, alle associazioni “SiciliAntica” e “Il Promontorio”, al geom. Ciccio Trimboli, al dott. Francesco La Spada, all’arch. Giuseppe Giuttari, al dott. Stefano Trimboli, al dott. Giovanni Mangano, al rag. Mimmo Attardi, all’arch. Santì La Rosa, al dott. Rino Piccione e ancora a Rosa Maiorana,  Graziella La Malfa, Mimma, Vincenzo e Giuseppe Cambria, Bartolo Giorgini, Ciccio Gitto, Leandro Lopes, Carmelo Fulco, Pietro Caravello ed a tutti quegli altri amici (i cui nominativi fanno bella mostra in un pannello dell’esposizione), i quali hanno voluto premiare il mio impegno con grandi e piccoli contributi economici e non solo, significativi attestati di stima alla mia persona.



Ma il ringraziamento più grande desidero esprimerlo al sindaco Pino ed all’assessore Dario Russo per aver finalmente accolto la mia richiesta di locali da adibire a esposizioni museali a disposizione di tutti, turisti e Milazzesi, salvando nel contempo collezioni di reperti che rischierebbero altrimenti di andare perdute. Una disponibilità, la loro, che ha consentito a me ed a qualche amico di recuperare da un vergognoso degrado che lo stava distruggendo uno dei beni culturali più suggestivi della città.

Di seguito i link dei miei filmati e qualche foto del nuovo spazio museale in corso di allestimento


 LA COSTRUZIONE DELLE BARCHE NEL CANTIERE PROVIDENTI 




 


 LA COSTRUZIONE DELLE BARCHE NEL CANTIERE PROVIDENTI 




 





 LA COSTRUZIONE DELLE BARCHE NEL CANTIERE PROVIDENTI 









LA CIVILTA' CONTADINA DELLA PIANA






I reperti contadini